venerdì 10 aprile 2026

La città di acqua e vetro - Linda Ghio

La città di acqua e vetro

Autrice: Linda Ghio
edizione: Mondadori
pagine: 324

TRAMA
Venezia è divisa in due città che nulla sembrano avere in comune. Venezia Alta è tutta cieli limpidi, marmo bianco e vetri scintillanti. Venezia Bassa è perennemente intasata da una nebbia fangosa e dal fumo delle ciminiere che si insinua tra gli stretti vicoli. Se a Venezia Alta c'è eleganza e ricchezza, è nella Venezia Bassa che pulsa la vita... e la morte. Qualcuno (o qualcosa) sta uccidendo la gente di Sotto, disseminando le calli di cadaveri che si presentano avvizziti già a pochi minuti dal decesso, come prosciugati da ogni forza vitale. Inizialmente tutto sembra puntare il dito contro le lamie, misteriose donne dalla coda di serpente che vivono isolate nei canali del sestiere di Dorsoduro. Ma la realtà è molto più inquietante. A scoprirla sarà la detective Cornelia Furlan, aiutata da Stefano Rosin, un Signore di Notte, guardia scelta del Consiglio dei Dieci. Metà umano e metà lamia, in quanto sangue misto è disprezzato da entrambe le comunità. In una Venezia steampunk fantasmagorica e incredibilmente vivida, tra scienziati che sperano di riuscire a rianimare la materia morta e nani inventori alla ricerca dell'inafferrabile flogisto, soffiatori di vetro e consiglieri guerrafondai, riusciranno Cornelia e Stefano a catturare l'assassino, salvando Venezia Bassa e se stessi?

COSA NE PENSO

💙Mi è sembrato davvero di vederla, questa Venezia di ambientazione steampunk, immersa nella nebbia e nel fumo industriale e mi sono divertita a riconoscere rumori, oggetti e luoghi della Venezia vera. Ho trovato molto bella anche l’idea della divisione in città alta e bassa, ognuna con le sue caratteristiche e i suoi problemi sociali. Come mi ha intrigato molto anche, se appena accennata, la situazione politica della città e dei rapporti con gli altri stati.

💙La componente Steampunk si inserisce con discrezione, senza eccessi o esagerazioni. L’autrice mescola realtà e fantasia rendendo il tutto abbastanza coerente, ne esce una storia intrisa di alchimia e tecnologia fantasiosa, ma piena di riferimenti reali. Si vede che dietro c’è stata una minuziosa ricerca.

💙La trama è semplice ma ben costruita, la narrazione è molto vivace e ricca di azione; forse alcuni misteri si intuiscono troppo presto, ma tutto sommato il racconto è avventuroso e avvincente fino all’ultimo. 

💙I personaggi sono ben caratterizzati, mi sono piaciuti Sia Cornelia che Stefano ma, in particolare, ho adorato Giuseppe; spero che possano essere ulteriormente approfonditi nei prossimi libri. 

giovedì 9 aprile 2026

Pauline - Dumas Alexandre

Pauline
 
Autore: Alexandre Dumas
traduzione: Lorena Lombardi
edizione: ABEditore
pagine: 222

TRAMA
Pauline (1838) è uno dei primi romanzi scritti da Alexandre Dumas padre in cui lo scrittore utilizza numerosi temi, ambientazioni ed espedienti propri ai testi gotici che in quello stesso periodo divennero molto popolari in Inghilterra e in Germania. Pagina dopo pagina ci si imbatte così in un castello in rovina, tra fitti boschi e sentieri perduti, in spietati banditi, in un’eroina quasi sepolta viva, in un’inquietante sostituzione di cadaveri e in un’abbazia colma di passaggi segreti – elementi che qualche anno dopo Dumas riutilizzerà e approfondirà nel suo più celebre Montecristo. Prendendo a tratti ispirazione dal romanzo d’avventura e dal giallo, e sfruttando la struttura narrativa della cornice, Pauline immerge il lettore nei meandri di un’esperienza avvincente, invitandolo a sbrogliare i fili di un’affascinante indagine e conducendolo passo dopo passo verso la risoluzione di un’oscura vicenda. La storia ha inizio nel 1834, quando Alexandre Dumas, personaggio del libro e narratore, incontra il suo vecchio amico Alfred de Nerval che gli confida la sorprendente vicenda di Pauline, morta un anno prima. Qual era il segreto che celava quella giovane donna dalla carnagione spettrale e i cui occhi esprimevano una profonda tristezza? Chi era veramente il conte Horace de Beuzeval, il suo strano e oscuro marito? E come spiegare le ripetute assenze di quest’ultimo? Queste le domande a cui Alfred de Nerval promette di rispondere quando ritrova Pauline rinchiusa nelle segrete di un’abbazia, con una fiala di veleno come unica consolazione.

COSA NE PENSO
❤Lettura molto suggestiva, dai toni gotici e sognanti, che trasporta il lettore nella Francia del XIX secolo. La storia è avvincente, con una trama ben costruita e ricca di colpi di scena; vi ritroviamo tanti elementi cari a Dumas come gli intrecci di avventura e storia d’amore, delitti, misteri, edifici abbandonati e passaggi segreti.

Lo stile di scrittura, per quanto sia ricco di descrizioni, è molto scorrevole e la narrazione incalzante mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine. Forse avrei preferito che la storia fosse sviluppata un po’ di più, magari prendendosi ancora un centinaio di pagine, in modo da approfondire maggiormente anche la caratterizzazione dei personaggi.

Ormai da tempo ho adocchiato AbEditore, del quale apprezzo tantissimo la qualità del lavoro e l’abilità di trovare storie interessanti spesso sconosciute. L’edizione è bellissima, molto elegante e curata nei particolari.

lunedì 6 aprile 2026

Un nuovo mondo - Barbara Kingsolver

Un nuovo mondo

autrice: Barbara Kingsolver
traduzione: Micol Toffanin
edizione: Sperling & Kupfer
pagine: 416

TRAMA
Willa Knox e il marito sono due persone perbene, che hanno messo serietà e passione nel lavoro, amore e dedizione nella famiglia, impegno e altruismo nella vita sociale. Eppure si trovano senza lavoro e con una situazione familiare a dir poco fragile. La rivista con cui Willa collaborava ha chiuso i battenti, come tante, e l’università dove insegnava suo marito ha ridotto il personale per mancanza di fondi. I loro due figli sono precari da un pezzo e l'anziano suocero di Willa dipende da un sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti. L’unica cosa che le rimane è una vecchia casa nel profondo New Jersey, un’eredità che si rivela ben più interessante di quanto non sembri. Mentre tenta di rimettersi in piedi con tutta la famiglia, infatti, Willa comincia a fare ricerche sulle origini dell’edificio, costruito in piena era vittoriana, e sul suo proprietario, un certo Thatcher Greenwood. Attraverso i suoi documenti e le lettere scritte alla vicina di casa, l’eccentrica signora Treat, Willa ridà vita ai due fantasmi, un uomo e una donna che hanno amato la natura e la scienza, e che per questo sono stati respinti e isolati dall’ambiente puritano e bigotto che li circondava. Eppure il mondo è cambiato, nonostante le forze conservatrici. E Willa si rende conto di vivere in un’epoca altrettanto rivoluzionaria, ed è pronta ad accogliere la nuova era.

COSA NE PENSO
💜I temi affrontati in questo libro sono diversi, ma il principale è certamente l’importanza di un rifugio in tutte le sue forme. La casa dei protagonisti, che ormai cade a pezzi, è anche una metafora; l’assenza di un riparo ci costringe a guardare senza filtri quello che accade attorno a noi.

💜Barbara Kingsolver ci accompagna in questo viaggio, raccontando la storia di due famiglie, nella stessa casa, a più di un secolo di distanza. I protagonisti, in epoche diverse, affrontano la loro quotidianità fatta di problemi finanziari, familiari e sociali. Questo confronto continuo tra presente e passato, ne mette in luce affinità e differenze e porta a riflettere su quanto molte cose rimangano invariate malgrado il passare del tempo.

💜Vengono affrontati temi come l’emarginazione, la politica, i problemi del sistema sanitario e dell’ingiustizia sociale; la Kingsolver però non dà mai un giudizio personale, in tutto il romanzo infatti, per nessun argomento, non emerge mai un solo punto di vista.

💜Lo stile di scrittura è molto bello e scorrevole, c’è da dire che l’autrice è un po’ prolissa, ma nel senso buono, poiché si prende il suo tempo per raccontare ogni cosa, affiancando all’azione i pensieri dei personaggi e le sue considerazioni personali. Ne esce una lettura più lunga del necessario, ma molto gustosa. Ho apprezzato molto la sua capacità di alternare dramma e ironia e le sue acute osservazioni sull’umanità.